Nel corso degli anni le taverne, più note come «tabernae», sono aumentate di numero, trovando le più disparate collocazioni all’interno del Borgo. La loro gestione è stata affidata a parecchie associazioni di Valvasone e non solo, con partecipazioni durature nel tempo, alternate ad aperture estemporanee soprattutto per i luoghi scelti. Tra quelle storiche, a gestire una delle primissime taverne fu la Cassa Peota, in Piazza Libertà: una struttura in legno ancora oggi in parte utilizzata. La lista prosegue con l’Associazione friulana donatori sangue di Valvasone (Afds) che usò in Piazza Castello sia l’ex sede del Partito Socialista Italiano e poi creando la prima struttura indipendente con un box da tre metri per due. Dopo di loro, Piazza Castello e la relativa taverna è stata gestita dalla vicinia di Camino al Tagliamento che inizialmente ne aprì una in Vicolo Monte Nero. C’è poi la Pro Loco di Valvasone che utilizzò l’ex casa della famiglia Milan che di recente si è scoperto essere la base di una torre medioevale.

Lo stesso edificio fu utilizzato da un gruppo di giovani affiancati dalla spettacolare taverna del Borgo Gois di Gemona che grazie ad un macchinario mosso dall’acqua potevano arrostire contemporaneamente ben sette porchette. Una presenza che durò solo un anno, ma ancora oggi ci sono visitatori che chiedono di loro. A fianco, nell’ex mulino, per un paio d’anni gli Amatori Calcio di Valvasone crearono una delle taverne più “rumorose” di tutte le varie Rievocazioni. Poi, nel 2007, fu creata una delle taverne più suggestive, con una struttura sopraelevata che permette di avere una visuale unica di Valvasone, in particolare la ruota del mulino. La sua gestione è stata affidata da sempre a gruppi di ragazzi, più o meno giovani. Indimenticabile la prima sede della taverna gestita dall’associazione Basket Center. Infatti, per due anni, il giardino di proprietà Tam, a fianco di via Erasmo, al quale si accedeva tramite un incantevole portoncino, fu trasformato in taverna. Il Basket Center è sicuramente il sodalizio che ha
visto più cambiamenti di sede delle taverne da loro gestite. Sperando di non dimenticare qualcuna, oltre al giardino Tam, l’associazione è transitata per il “cantinone” di Via San Pietro, Piazza Libertà, Largo Isonzo (sul retro del Duomo) e in Via IV Novembre dove c’è da registrare un fatto drammatico: nel 1998, a seguito del fortunale che sabato sera investì Valvasone, l’intera struttura da loro realizzata (con tubi di ferro), crollò per il peso dell’acqua. Solo per miracolo non ci furono feriti.

Altra sede privilegiata per la collocazione di una taverna è l’ex negozio di Via Erasmo, sotto i portici. I primi ad utilizzare tale spazio fu un gruppo di medici: la taverna si chiamava “Do Tori”. Negli anni successivi, subentrò un gruppo di giovani valvasonesi, capitanato da Irene Leschiutta, che trasformarono tale spazio in uno dei luoghi, a tutt’oggi, tra i più frequentati durante la Rievocazione. Nel tempo, le «tabernae» si sono allargate anche ai vicoli più esterni del centro. Ad esempio la Par San Zuan gestì, con appoggio nell’ex oratorio, una nuova taverna in Via Baldinelli che negli anni successivi fu affidata alla società Ciclistica Valvasone, capitanata dai fratelli Zilli, con la specialità della frittura di pesce. Anche la società calcistica Usvas gestì per un paio di anni la taverna di via IV Novembre. Altra società sportiva coinvolta per parecchi anni nel Medioevo a Valvasone è il Pattinaggio Artistico. Il presidente dell’associazione, Oriano Biasutto, dopo essersi cimentato per più anni nell’allestimento degli ingressi della Cena medioevale, realizzò in Piazza Mercato, con l’aiuto di Mauro Biasutto, un’originale taverna. Tra le specialità, sono da ricordare le «palačinke», dolci che nei momenti di fatica erano offerti soprattutto alle donne della Reception. Collocata all’interno del Municipio, la Reception svolge un ruolo prezioso per la manifestazione curando l’accoglienza
(compreso il vitto e l’alloggio) dei tanti gruppi di figuranti e spettacoli che arrivano a Valvasone. Durante la tre giorni svolge inoltre da Infopoint per l’evento. Il gruppo è composto da Maria Piera Nicoletti, Paolo Scimone, Lucia Scimone, Chiara Giorgiutti.

Tornando alle «tabernae», tra i gestori sono da ricordare anche gruppi a forte caratterizzazione femminile. Già dai primi anni, le ragazze della squadra di calcio femminile curarono una piccola locanda nel cortile laterale dell’ex Convento dei Frati Serviti, dal lato di via Cesare Battisti. E come non citare “Le figlie della Lupa nera” che trasformarono il garage della famiglia Gri, in Vicolo Monte Nero, in una graziosa taverna.
Qualche anno dopo, la banda dei ”Barbari” di Barbeano (è il nome della taverna) ha trovato in questo vicolo fissa dimora. La loro presenza, nei primi anni, è stata promossa da un singolare banditore, ai più noto come “Cabubi”, che da navigato “buttadentro” girava Piazza Libertà invitando tutti quelli che incontrava ad assaggiare le specialità della taverna.

Avvicinandosi all’ex Convento si incontrano alcuni tra i gruppi più estrosi: la taverna di Danilo Bernardis è uno dei punti fissi per i visitatori della Rievocazione, anche perché ogni anno propone delle novità: ad esempio il maiale Rufus, mascotte della locanda, che attirò decine di bambini desiderosi di condividere con lui parte del proprio pasto. Ma non solo i più piccoli trovano dei motivi validi per stare nella taverna di Danilo… Indimenticabile la pedana nel cortiletto per gli spettacoli che, a volte,
ospita lunghi balli notturni. Un altro oste, in simbiosi con la propria taverna, è sicuramente Simone Destro. Di lui si ricorda il grande lavoro, per lo più con le proprie forze, che ha portato alla costruzione della prima taverna in Palazzo Misseri, ora gestita da giovani volontari del Grup Artistic Furlan, capitanati da Daniela D’Andrea. Ma forse una delle taverne più singolari e ardite è stata quella che un gruppo di amici del Castelnovo del Friuli costruì sul lato della chiesa di San Pietro. Fatta tutta di legno, per ottenere l’autorizzazione da parte dei Vigili del Fuoco, il presidente del Grup Artistic Furlan, Bruno Casonato, fu
costretto, a poche ore dall’avvio della festa, a tamponare le finestre della chiesa con materiale ignifugo. Dopo Castelnovo, nello stesso luogo, ci fu Gino Lenarduzzi che propose leccornie a base d’oca.

Forti ricordi suscita ancora oggi la taverna del “cantinon” di Via San Pietro (poi in via IV Novembre e per un anno nel cortile dell’ex Poliambulatorio) gestita dal gruppo dei ragazzi di Domanins (gli storici M.B.T.). Scolpitonella memoria, il vizietto della musica dance che scattava non appena scendeva il sipario sulla giornata medioevale. Un problema non da poco, tanto che, dopo un paio di anni, il Grup Artistic Furlan (dopo averne discusso in Consiglio direttivo) impose il coprifuoco dopo alle 2 di notte a tutte le
taverne del Borgo. Tra le «tabernae» da citare quella degli “Amici del Cavallo” che ricrearono un punto di ristoro all’interno del Brolo, antesignano della grande taverna avviata nell’edizione 2012 dal Grup Artistic Furlan e costruita da Valter Vaccher.