2010 Diligite iustitiam, qui iudicatis terram

«Amate la giustizia, voi che governate sulla terra», quelle – cinque volte sette – vocali e consonanti, compitate ed espunte da Dante dal primo versetto del biblico Libro della Sapienza, sono dipinte dalla mano divina nel cielo del Paradiso. Raffigurano un invito agli uomini ad amare la giustizia, nel senso più ampio, prima di esercitarla: virtù degli spiriti giusti e splendenti che risaltano, come luci di fiamma, sullo sfondo della volta celeste.

Siamo alla terza cantica della Commedia di Dante Alighieri, giunti al termine del viaggio, superate le profondità dell’Inferno e le altezze del Purgatorio, ci apprestiamo ad accompagnare Dante nell’avventura dello spirito più ardua e più appagante: il volo verso il Paradiso – uno spiegarsi d’ali immateriale, interiore, trascendente. – L’assetto strutturale del Paradiso è parallelo a quello dei primi due regni, tuttavia se questi sono costretti dalla loro angustia terrestre, il regno dei cieli si apre al firmamento. L’ascensione di Dante si sviluppa tra le nove sfere celesti concentriche, nella successione dello zodiaco, dal cielo della luna fino all’Empireo, dove sboccia la candida rosa dei beati, su su nell’infinito eterno.

Lo spettacolo itinerante principale, che si svolge dopo il tramonto, scandito dai versi del Poeta, è interpretato da attori, musicisti e comparse secondo l’uso medievale della sacra rappresentazione. I suoi luoghi deputati sono tratteggiati a partire dalle miniature di alcuni codici trecenteschi della Commedia. In omaggio all’impresa compiuta in questi anni, ripercorre, per rapidi scorci, l’intero viaggio di Dante, dall’imbuto infernale al monte purgatoriale, accostandosi al Paradiso e alla sua visione, dove le parole non bastano a palesare l’inimmaginabile mutare dell’umano nel divino: «trasumanar significar per verba / non si poria».

 

La gran cena dell’agnello