L’Arciere nella Storia

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L’arco fu utilizzato nei millenni come strumento da caccia, ma successivamente si è evoluto come arma da guerra molto temibili. Tutt’ oggi, utilizzato dalle tribù dell’ Africa e dell’ Amazzonia che cacciano ancora gli animali per la loro sopravvivenza.

In alcune grotte della Francia, dell’Italia, della Germania e della Spagna sono state rinvenute alcune pitture datate intorno ai 20.000-30.000 anni fa, rivelano come l’arco fosse usato per cacciare in quelle epoche.

I modelli in uso in età medievale erano:

– Arco lungo inglese (Longbow)

– Arco piatto alla francese

– Arco riflesso di derivazione bizantina

– Arco a doppia curvatura dell’area italica

L’arco lungo appare durante la Guerra dei Cento anni, ma non si espande al di là dell’area inglese. In Italia compare nel 1300 al seguito delle compagnie di ventura. È un arco a sezione tonda e dalle dimensioni notevoli, anche 2 metri circa. costruito da un’unica doga di legno scelto con cura dai maestri arcai, non è molto efficiente nel tiro e necessita quindi di una buona esperienza per il suo utilizzo, inoltre essendo molto lungo, lo rende poco adatto nella vegetazione fitta.

L’arco francese è usato in tutta Europa fin dall’antichità; la sua sezione piatta ne fa un arco più facile da usare. Viene usato dal 1200 ma poco nei campi militari, rimase per l’attività venatoria.

L’arco riflesso composito è un arco complesso, frutto dell’unione di più materiali (tendine, legno, corno) assemblati allo scopo di ottenere prestazioni più elevate. All’esterno dell’anima in legno si usa il tendine e all’interno il corno: la struttura così ottenuta possiede flessibilità ed elasticità superiore a quella del solo legno. La superiorità sta anche nella sua maggiore velocità di chiusura al momento del tiro, il che comporta la possibilità di scoccare frecce con maggior forza e maggior distanza. Per questo motivo rimase l’unico arco in uso nelle truppe italiane dalla seconda metà del XV sec. L’arco in legno diritto è l’anima di sussistenza del cacciatore, mentre quello composito lo è per il guerriero. Nella penisola italica, le porte di entrata di questa tipologia di arco sono stati sicuramente due: i bizantini e le invasioni barbariche/piratesche. La cultura del bizantina e lo stato di guerra continua hanno permesso il rapido diffondersi in tutta la fascia adriatica dell’arco composito riflesso, che soppiantò quasi in modo totale ogni altra tradizione arcieristica. La sezione di questo arco è piatta, i flettenti sono larghi 4-5 centimetri, la lunghezza varia tra 150 – 170 cm (ma anche meno).

L’arco italico a doppia curvatura è simile al precedente, però è costruito solo in lamine di legno; la doppia curva può essere più o meno evidente; è un arco elegante anche se meno potente composito.

Il Longbow è l’arco europeo

L’addestramento al tiro con l’arco veniva praticato sia in luoghi militari (castelli, rocche, etc.) che in aree apposite allestite e gestite dalle autorità militari dei Comuni, delle Signorie o del feudo.

L’arciere medievale proveniva spesso dalle classi contadine o artigiane; costavano poco ed era essenziale per cambiare l’esito delle battagli e degli assedi.

Le abilità che doveva avere erano quelle delle necessità belliche che sono: potenza, velocità, precisione (di tiro) e mobilità.

LA COSTRUZIONE DELL’ARCO

La realizzazione di un arco inizia dalla scelta del legno, il più pregiato per la sua costruzione è il Tasso, seguito,dal Maggiociondolo, dal Corniolo, e dal Frassino.

Il Tasso è il più famoso, è un sempreverde, al taglio ricorda le conifere, è notevolmente flessibile ed elastico, mostra una buona resistenza alla rottura e alla deformazione.

Il Maggiociondolo è molto elastico e resistente alla deformazione, ma meno alla trazione, e quindi per ottenere il massimo del risultato dovrebbe essere rivestito nella sua faccia di pelle o tendine.

Il Corniolo è molto elastico e resistente alla compressione; migliora se abbinato ad altri materiali, non si presta ad essere incurvato.

Il Frassino buona elasticità, flessibilità e resistenza alla compressione, si presta alla curvatura.

Per ottenere i migliori risultati, il legno, per la costruzione dell’arco deve essere tagliato durante la prima metà di febbraio con la luna nuova e viene lasciato stagionare per almeno sei mesi, dopodichè si può iniziare la costruzione dell’arco.

Le corde erano realizzate in fibre naturali di origine animale o vegetale. Le prime corde erano ricavate sostanzialmente dalla pelle e dai tendini di grossi animali.

In Asia si usava le crine di cavallo e la seta, mentre in Europa erano più usate le fibre vegetali.

La freccia si otteneva da aste di legno dal diametro di circa 1 centimetro, e la lunghezza variava dal tipo di allungo dell’arciere. Per la realizzazione dell’asta i legni più usati sono il cedro, il nocciolo, il tiglio, il frassino. Un arco potente necessita di aste rigide; in linea di massima una freccia troppo morbida tende a volare verso destra, mentre una troppo rigida verso sinistra, per un tiratore destro.

Le penne più utilizzate erano quelle dell’oca la loro lunghezza arrivava fino ai 15 centimetri le quali venivano fissate per mezzo di pece o colle naturali e legata a spirale. Il compito dell’impennatura era migliorare il volo della freccia e stabilizzarne la traiettoria; le impennature sostengono la parte posteriore della freccia e la obbligano a volare con la punta rivolta verso il bersaglio.

Le penne devono essere tre, disposte a cento venti gradi.

Le frecce militari avevano un’impennatura di media grandezza ed essendo destinate a perdersi a volte erano molto poco curate, a volte appena legate in testa e in coda giusto per stabilizzare un unico tiro.

Le punte erano realizzate in ferro forgiato nelle varie forme in base al loro utilizzo; era essenzialmente di tre tipi: ad uso militare, uso venatorio, per gare di tiro al bersaglio. Le prime erano solitamente a forma di piramide, piccole di sezione ma molto robuste, spesso recanti sulle superfici degli sgusci atti a scardinare gli aneli di maglia di ferro. Venivano fissate all’asta mediante un peduncolo metallico che s’infiggeva nel legno o con una rientranza conica ove si inseriva il legno; si aggiungeva, come collante, la pece.

Le seconde sono molto più varie: le più strane sono quelle forcute in uso per la caccia ai grossi volatili, che troncando ali o altro provocavano l’immediata debilitazione necessaria alla cattura, oppure quelle dette tozze, cioè a bottone, in modo tale da stordire/fratturare il volatile e farlo cadere. Per gli animali di grandi dimensioni si usavano punte larghe anche con tre o quattro cuspidi, forse usate anche in battaglia contro i cavalli.

Le ultime erano strutturate in modo tale da favorire il recupero dal bersaglio.

Le faretre servivano a contenere le frecce ed erano l’unica parte dell’attrezzatura che era più decorata (immagini di animali, simboli araldici, iniziali di nomi, ecc.).

Nell’Italia medievale i primi esempi conosciuti sono le faretre turchesche portate dall’esercito bizantino, fatte per lo più in cuoio e spesso decorate; altra esempio presente era la forma “campanata” con il largo verso l’alto. Le più economiche erano fatte con quello che offriva l’ambiente: vimini, pelle di animali, ecc. e avevano la forma di un cilindro.

Il paradito ha una duplice funzione, in primis quella di riparare le dita dalla abrasione, che in mancanza di ripari, dopo pochi tiri, ridurrebbero i polpastrelli delle dita a salamini doloranti; come seconda funzione, quella di rendere più facile e pulita l’uscita della corda dalle dita. Veniva realizzato in cuoio per il popolo europeo, e in osso per i popoli orientali; era usato anche il guanto a tre dita (il tiro medievale era a due dita) per lo più dai soldati e dai cacciatori, che consentiva al bisogno di impugnare un arma bianca con facilità.

I bracciali servivano a proteggere dallo strofinamento della corda al momento del tiro. Sono stati costruiti con i materiali più svariati, dal più comune cuoio, al bronzo, al corno, financo a materiali preziosi come oro ed argento.

Alle volte, esclusivamente per eleganza, i bracciali erano portati su entrambe le braccia ed avevano anche la funzione di trattenere le maniche.

Al museo del Bargello di Firenze è conservato un bracciale in corno che porta una scritta: “Pour bien tirer dextrement il faut boire premie rement”; traduzione: “Per ben tirare, si deve prima bere”.

Non dice però il numero dei bicchieri consentiti.