Il Teatro dei Misteri Medioevo a Valvasone

Il Teatro dei Misteri

Grande rappresentazione teatrale itinerante in tre episodi, ispirata al poema medievale Beowulf.

BĒOWULF IS MĪN NAMA

Il mio nome è Beowulf

regia di Luca Altavilla

con Fabiano Fantini e Riccardo Gamba

scene realizzate e movimentate dagli Amici di Lucifero

Un ringraziamento speciale a tutti i figuranti, ai torcieri e alle sarte.

venerdì 8 settembre ore 22.00
Piazza Castello - Piazza Duomo – Piazza Castello
I episodioGrendel, il bruto maledetto
II episodioLa Madre di Grendel, creatura paludosa dell’inferno

sabato 9 settembre ore 22.00
Piazza Castello
III episodioIl Drago fiato di fuoco, flagello del popolo

domenica 17 settembre ore 18.30
Piazza Castello - Piazza Duomo – Piazza Castello
I episodioGrendel, il bruto maledetto
II episodioLa Madre di Grendel, creatura paludosa dell’inferno
III episodioIl Drago fiato di fuoco, flagello del popolo

«Nei confini del Tempo, i mostri avrebbero vinto»

Lo spettacolo, ispirato al poema medievale Beowulf, si inserisce nella tradizione di questa manifestazione e propone una lettura del Teatro Medievale, che, sappiamo, va inteso come una specifica forma di teatro/non teatro: largamente diffuso, si dipana attraverso la proposta autonoma dei giullari e trovatori o lo sviluppo di forme teatrali di piazza complesse come le Sacre Rappresentazioni (o simili, Mistery Plays, Auto Sacramental…), con modalità e sviluppi diversi in Europa.

Nello spettacolo si esalta quello che W. B. Yeats ebbe modo di definire una «fantasmagoria»: tre lotte dell’eroe con tre «mostri», in tre luoghi archetipici della paura, nel rapido susseguirsi degli episodi. In questa stilizzazione si è voluto da una parte recuperare l’immaginario medievale e la sua rappresentazione più nota, derivata dalle tavole, dagli affreschi e dai codici miniati (un immaginario immaginato, causa la carenza delle fonti illustrate dirette del poema); dall’altra si è voluto liberare il testo dal forziere delle parole, che suonano opache, vecchie e strane allo spettatore del terzo millennio, tratteggiando le forme demoniache con le sembianze di enormi burattini, come nel teatro giapponese del bunraku. Questo è il viaggio che la poesia del Beowulf compie verso il nostro tempo attraverso la drammatizzazione, che speriamo appaia al vostro sguardo come quando l’eroe eponimo e i suoi uomini avvistano la terra dei Danesi: «scogliere soleggiate, rupi a strapiombo e promontori incombenti, l’approdo che cercavano» [Beowulf, 222-223].

La trama

Il Beowulf scritto probabilmente da un’unica mano (forse da un monaco della Northumbria) fra il VII e l’VIII secolo è fra le opere-madri della letteratura europea. Vi si narrano le gesta di un giovane nobile svedese che, venuto in soccorso degli amici danesi, li libera prima da Grendel, il mostro tremendo che infesta la Danimarca, poi dalla sua altrettanto temibile madre. Tornato in patria, regnerà felicemente per cinquant’anni sul suo popolo e infine morirà da eroe combattendo contro un drago. Il Beowulf è forse il solo poema al mondo interamente dedicato a uno dei temi mitici più antichi e universali: la lotta vittoriosa di un eroe umano con un Mostro assassino e devastatore. Il tema, che nel poema si ripete per tre volte (nel racconto dei combattimenti successivi di Beowulf con due orchi e con un drago), è probabilmente la figurazione esemplare del lavoro delle culture: il controllo del Caos, l’imposizione di un centro e di un ordine all’esperienza. È questa la vicenda primaria che fonda il ciclo di Gilgameš come quello di Ulisse; che, nel mito greco, si ripete nelle storie di Apollo e Pitone, di Ercole e dell’Idra, di Cadmo e del drago, di Perseo e del mostro marino.

«I mostri erano stati nemici degli dèi, i capi degli uomini, e, nei confini del Tempo, i mostri avrebbero vinto. Nell’eroico assedio e nella finale sconfitta uomini e dèi insieme erano stati immaginati nella stessa schiera. Ora le figure eroiche, gli uomini dei tempi antichi, rimanevano e continuavano a combattere fino a soccombere. Perché i mostri non spariscono, anche se gli dèi vanno e vengono. […] Ma questa trasformazione non è completa in Beowulf, quale che fosse lo stato delle cose nel suo periodo in genere. L’autore è ancora interessato in primo luogo all’uomo sulla terra, e rielabora in una nuova prospettiva un vecchio tema: che l’uomo, ogni uomo e tutti gli uomini, e tutte le opere degli uomini devono morire» [J.R.R. Tolkien, Beowulf. I mostri e i critici, conferenza tenuta alla British Academy, Londra, il 25 novembre 1936].

Il progetto è realizzato grazie al sostegno della

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